OTORINOLARINGOIATRIA

 

 

 

Considerando l’elevato numero di pazienti che si sottopone alle nostre visite odontoiatriche, non è raro, da parte nostra, trovarci di fronte a sintomi o segni di patologie di interesse otorinlaringoiatrico, per la cui diagnosi e trattamento è necessaria una consulenza specialistica.

 

Il Centro di Implantologia Dentale ha pensato anche a questo: nella nostra equipe non poteva di certo mancare la figura di un otorinlaringoiatra, che offre la sua professionalità verso tutte le problematiche di pertinenza specialistica, da quelle più generali a quelle che più si avvicinano all’ambito odontoiatrico. In particolare il consulto ORL trova indicazione in presenza delle seguenti situazioni:

 

  •    Sindrome da ipertrofia adenoidea;

 

  •    Sindrome da apnee notturne (OSAS);

 

  •    Patologie dei seni paranasali (sinusiti);

 

  •    Patologie delle ghiandole salivari;

 

  •    Patologie dell’orecchio (otiti, disturbi dell’equilibrio);

 

 

 

SINDROME DA IPERTROFIA ADENOIDEA

 

  • CHE COS’E’ l’ipertrofia adenoidea?

Per ipertrofia adenoidea si intende il “rigonfiamento del tessuto linfatico normalmente presente nel rinofaringe (quello spazio posto dietro il naso e il palato che fa parte delle vie aeree). Esse fanno parte del cosiddetto anello del Waldeyer che comprende oltre alle adenoidi le tonsille palatine e il tessuto linfatico faringeo e che rappresenta uno dei meccanismi di difesa dell’organismo contro le infezioni delle alte vie respiratorie. 

 

 

L’ipertrofia adenoidea è frequente nei bambini, a causa delle infezioni ricorrenti che determinano un ingrossamento di questi tessuti linfatici, a difesa delle vie aeree superiori. Le adenoidi diventano un problema quando si infettano acutamente determinando una sintomatologia caratterizzata da voce nasale, respirazione orale e russamento notturno, secrezioni mucose e giallastre dal naso o nella gola frequente associazione di un’infiammazione dell’orecchio e/o delle cavità sinusali (otite e sinusite).

 

 

  • COSA LA DETERMINA?

L’ipertrofia adenoidea può essere acuta e risolversi in un breve periodo di tempo, come accade in seguito alla guarigione di un’influenza, oppure può diventare cronica , come facilmente accade in una condizione di allergia, e pertanto ostacolare la normale respirazione nasale, tanto che il paziente è costretto a respirare con la bocca (respirazione orale). 

 

In un bambino, questa condizione può influenzare lo sviluppo delle ossa mascellari (mandibola e mascella), predisponendo alla comparsi di malocclusioni (vedi sezione ortodonzia). La sindrome da ipertrofia adenoidea è associata alla cosìdetta “facies adenoidea”, caratterizzata da:

 

 

  •    Tendenza del bambino a respirare con la bocca ( questo determina una continua sensazione di “secchezza orale” e aumenta la predisposizione alla carie dentale);
  •    Rilassamento dei muscoli delle guance (ipotonicità) che predispongono ad una crescita facciale a mo’ di “faccia lunga”;
  •    Sviluppo alterato dei mascellari (“palato stretto” e mandibola retroposizionata);

 


 

  •    Difficoltà respiratoria notturna e predisposizione alle apnee notturne (vedi OSAS);

 

  •    Continua sensazione di stanchezza diurna (il bambino si addormenta con facilità a scuola);

 

  •    Aumento dell’irritabilità infantile, tendenza alla iperattività (correlazione con la nota sindrome ADHD).

 

COME SI CURA

La terapia consiste, quando possibile, nella rimozione della causa primaria che ha indotto l’ipertrofia adenoidea. Nel caso non fosse del tutto possibile (come accade in quelle situazione di cronicità di allergie presenti per tutta la vita) e il rigonfiamento adenoideo non regredisce, troviamo l’indicazione per l’adenoidectomia, ossia la rimozione delle intere adenoidi; questo consente, nella maggior parte dei casi, di ristabilire una respirazione nasale più fisiologica per il paziente.

 

DISTURBI RESPIRATORI DEL SONNO

 

  • CHE COSA SONO?

I disturbi respiratori del sonno comprendono i fenomeni ipopnea o apnea (ossia di riduzione parziale o totale dell’aria inspirata durante ogni atto respiratorio) che possono verificarsi durante le ore di sonno notturne. 

 

 

 

Questi fenomeni comportano, a lungo termine, delle problematiche importanti che coinvolgno tutto l’organismo, fino a descrivere un quadro sindromico noto sotto l’acronimo inglese di OSAHS (Obstrucive Sleep Apnea Hypopnea Syndrome). I disturbi respiratori del sonno possono riguardare sia i bambini che gli adulti, differendo per i segni e sintomi presentantisi.

 

  • DA COSA SONO CAUSATI?

I disturbi respiratori del sonno si verificano come conseguenza di ostruzioni parziali o totali delle vie aeree, che impediscono i normali atti respiratori. In particolare queste ostruzioni possono  insistere a diversi livelli:

 

 

  1. A livello del NASO ( es, setto nasale deviato, ipertrofia dei turbinati nasali);
  2. A livello del RINOFARINGE (es, ipertrofia adenoidea);
  3. A livello dell’OROFARINGE (ipertrofia dell’ugola e/o delle tonsille palatine e linguali);
  4. A livello dell’IPOFARINGE ;

 

Indipendentemente dalla causa originaria, le ostruzioni al flusso aereo sono facilitate durante le ore di sonno, durante le quali si  rilassano i tessuti molli e tendono a collassare tra loro, impedendo all’aria di arrivare ai polmoni.

 

Questo meccanismo è facilitato dall’assunzione di una posizione supina, soprattutto nei soggetti in sovrappeso, in cui le pareti delle vie aeree sono più vicine tra loro, a causa della maggiore quantità di tessuto adiposo.

 

 

  • SONO PERICOLOSI?

Purtroppo si. Sono periocolosi per le notevoli complicanze  che possono comportare sia a breve che a lungo termine;

1- Conseguenze a breve termine:

Gli episodi di apnee notturne comportano dei piccoli ma continui risvegli durante la notte (destrutturazione del sonno), che sono responsabili della incessante sensazione di stanchezza diurna; studi epidemiologici e statistici degli ultimi anni hanno individuato come una preoccupante percentuale degli incidenti stradali sia dovuto ad “appisolamenti” diurni durante la guida (soprattutto nei guidatori professionisti) negli stessi soggetti con OSAS diagnosticata.

 

 

2- Conseguenze a lungo termine

Una ossigenazione insufficiente che e protratta nel tempo induce inesorabilmente ad una condizione di stress dell’intero organismo. Questa è caratterizzata da un aumento costante della glicemia nel sangue, che predispone a sua volta ad un aumento di peso corporeo e a malattie dei vasi arteriosi, che molto spesso si associano ad un aumentato rischio di infarto cardiaco (SINDROME METABOLICA).

 

 

  • COME LA CURIAMO

Essendo una condizione patologica in cui non è quasi mai possibile individuare una unica causa determinante, il nostro centro di implantologia ci permette di affrontare il problema con un approccio di tipo multidisciplinare.

Nel nostro centro di implantologia dentale possiamo avvalerci degli esami diagnostici strumentali proprio dell’otorinlaringoiatra, come la:

  • rinomanometria (che ci consente di individuare resistenze aeree a livello del naso)

 

 

  • la fibrolaringoscopia (con la quale esploriamola faringe e la laringe) ;la fibrolaringoscopia (con la quale esploriamola faringe e la laringe) ;

  

 

  • la sleep endoscopy, una endoscopia delle vie aeree svolta in sedazione cosciente, con l’aiuto dell’anestesista, in modo tale da riprodurre fedelmente lo stato del sonno;

 

 

Una volta individuata la causa o le cause che determinano l’ostruzione delle vie aeree, il nostro centro di implantologia offre la propria multidisciplinarietà al fine di curare ogni singolo aspetto del problema, che può riguardare anche altre figure mediche, come ad esempio ortodontisti ed nutrizionisti. Di seguito, i pazienti possono essere sottoposti alle successive terapie:

 

1.COSTRUZIONE APPARECCHI ORTODONTICI RIMOVIBILI, da utilizzare di notte; questi, nella maggior parte dei casi, hanno la funzione di mantenere la mandibola in una posizione più avanzata del normale, aumentando lo spazio a disposizione per il passaggio del flusso aereo.

 

2.APPROCCIO SISTEMICO AL PAZIENTE ; come già accennato in precedenza, la maggiore parte dei pazienti con problemi di apnee notturne risultano essere in sovrappeso; 

 

 

Il nostro Centro di implantologia dentale ha pensato anche a questo: i nostri biologi nutrizionisti saranno in grado di valutare la condizione generale del paziente, studiare il suo IBM (indice di massa corporea), la sua alimentazione abituale al fine di apportare modifiche fondamentali per il ripristino di un’ottima nutrizione e di uno stato fisico che possa essere sinonimo di salute.

 

PATOLOGIE DEI SENI PARANASALI (SINUSITI)

 

 

I SENI PARANASALI. COSA SONO.

I seni paranasali sono delle cavità anatomiche, normalmente presenti nelle ossa che compongono il volto e la fronte, direttamente connesse con le cavità nasali attraverso dei piccoli condotti e aperture (meati nasali). Queste cavità intraossee hanno la funzione anatomica di alleggerire il peso delle ossa craniche, nonché quella di filtrare ulteriormente l’aria inspirata, essendo tappezzate, al loro interno, di una mucosa respiratoria molto simile a quella del naso.

 

 

Ben si capisce, quindi, come ogni qualsiasi problematica inerente la respirazione nasale coinvolga inevitabilmente quasi sempre anche i seni paranasali, e viceversa, descrivendo un quadro generale di sinusite. In particolare, i seni di maggiore interesse nell’ambito odontoiatrico sono i seni mascellari, che si trovano lateralmente alle cavità nasali, nello spessore dell’osso mascellare. Questi seni hanno la forma di un trapezio e , a livello della loro base maggiore, quella più bassa, possono essere in stretto rapporto con le radici dei denti premolari e molari.

 

 

Molto spesso i seni mascellari si trovano coinvolti in processi infiammatori ad origine dentale, dando origine alle famose sinusiti odontogene.

 

 1.1 SINUSITI ODONTOGENE.

Nei casi in cui, per ragioni anatomiche, le radici dei denti molari e/o premolari siano in stretto contatto o in comunicazione con la base del senso mascellare, può verificarsi una infiammazione della mucosa respiratoria che ricopre internamente il seno (sinusite), nei casi in cui si abbiano, a carico dei denti stessi: 

 

  •  Parodontite, con tasca gengivale profonda;

 

  •  Infiammazione acutadella polpa in seguito ad una carie penetrante (pulpite acuta);

  • Formazione di granulomi nei denti già devitalizzati (infiltrazione batterica);

 

  • Presenza nel seno di materiale utilizzato per la chiusura canalare; (amalgama, cementi endodontici; guttaperca); la reazione sinusale è identificabile radiograficamente (TC massiccio facciale) come un riempimento grigio della cavità, che normalmente appare vuota.

 

 

  • Estrazioni dentali con creazione di una comunicazione tra il cavo orale ed il seno mascellare (comunicazioni oro-antrali); il paziente riferisce “sensazione in acqua nel naso”;

 

 

 

1.2 SINUSITI ALLERGICHE

Quando si viene colpiti da un raffreddore o da un’allergia coinvolgente il tratto respiratorio, i tessuti dei seni paranasali si gonfiano e producono una maggiore quantità di muco, esattamente come avviene all’interno del naso. 

 

 

Il sistema di lubrificazione dei seni può bloccarsi e quindi il muco può rimanere intrappolato all’interno dei seni insieme alle sostanze batteriche e/o allergeniche normalmente presenti nell’aria inspirata.

 

Tutto ciò facilita lo sviluppo di batteri, virus e funghi

 

  

e può provocare la sinusite che a sua volta può presentarsi come:

 

  • Acuta – Una infezione che dura fino a 3 settimane causata, nella maggior parte dei casi, da un’infezione batterica e che, di solito, avviene come complicanza di una infezione respiratoria virale come il raffreddore comune o un’allergia non trattata.

 

  • Cronica – Una infezione che dura per più di tre settimane che può essere anche causata dai infezioni virali ma è più spesso un disordine da infiammazione cronica simile all’asma bronchiale. Le sinusiti croniche possono durare mesi o anni se non sono trattate adeguatamente. Le allergie, i problemi strutturali o problemi immunologici possono portare ad infezioni croniche dei seni.

 

 SEGNI E SINTOMI DELLE SINUSITI

I segni ed i sintomi di sinusite variano a seconda del livello di severità dell’infiammazione ed a seconda di quali seni sono coinvolti. Alcuni o tutti i seguenti sintomi e segni possono essere presenti:

  1. Muco denso, verde o giallo dal naso o sul fondo della gola; 
  2. Perdita del senso dell’odorato e del gusto;
  3. Alito cattivo / sapore spiacevole in bocca;
  4. Mal di gola / tosse;
  5. Affaticamento; 
  6. Febbre e brividi;
  7. Congestione facciale (sensazione di pienezza) e dolore; 
  8. Dolore di testa / mal di denti; 
  9. Sensazione di pressione che peggiora quando ci si sdraia.

 

 

COME LA INDIVIDUIAMO

Per essere certi di avere a che fare con una sinusite l'esame clinico è il primo passo. L'otorinolaringoiatra si avvale della rinoscopia attraverso l'endoscopio a fibre ottiche, uno strumento che esplora buona parte delle cavità nasali e lo stato degli osti dei seni paranasali

 

 

Se rimane qualche dubbio, vale la pena eseguire una TAC (tomografia computerizzata), che è oggi l'indagine radiologica in grado di offrire una diagnosi sicura.

 

IL TRATTAMENTO DELLE SINUSITE

Il trattamento precoce puo ridurre la necesita di trattamenti piu invasivi.

Circa la metà di tutte le sinusiti di risolve senza antibiotici per via sistemica (per bocca o per iniezione).

Nelle persone con infezioni frequenti è importante trattare i problemi che sono alla base come le allergie. E’ anche importante trattare i sintomi prontamente al loro manifestarsi per evitare il ricorso a terapie antibiotiche sistemiche. I trattamenti locali sono rappresentati dagli aerosol e i lavaggi con soluzioni ipertoniche (sali iodati) cortisonici ed antibiotici. Nei casi più gravi si ricorre alla terapia antibiotica per via sistemica (orale o iniettiva). Nei casi di mancata risposta e di disturbi persistenti per lungo tempo malgrado un adeguato trattamento non resta che ricorrere alla chirurgia per rimuovere i tessuti malati, i polipi e/o drenare i seni.

 

TERAPIA CHIRURGICA DELLE SINUSITI.

 

TOILETTE CHIRURGICA

Il processo infiammatorio comporta delle modificazioni strutturali della mucosa sinusale , che apparirà , così, molto più gonfia del normale, tendendo man mano ad ostruire tutto lo spazio aereo del seno. La terapia che noi proponiamo, in questi casi, consiste nella rimozione chirurgica del tessuto infiammatorio presente nel seno mascellare (toilette chirurgica), attraverso un accesso esterno, ossia dalla porzione dell’osso mascellare superiore alle radici dei denti premolari.

 

Questa metodica chirurgica ci permette di intervenire in modo semplice nella risoluzione del problema, in quanto consente una visibilità diretta del seno mascellare viene svolta in anestesia locale. Possono, però, comparire dei segni clinici post operatori, come un leggero gonfiore localizzato (edema), associato a volte a piccole ecchimosi evidenti sulla cute. Sia il gonfiore che l’eventuale dolore post operatorio eventualmente riferito dal paziente sono assolutamente controllabili da una adeguata e specifica terapia farmacologica dedicata.

  

 CHIRURGIA ENDOSCOPICA DEI SENI MASCELLARI. 

Il nostro Centro di implantologia dentale si avvale anche di una delle più recenti chirurgie minim invasive, al fine di liberare i seni dal tessuto infiammatorio: la ben nota FESS (Functional Endosopy Sinus Surgery) che consiste in una chirurgia endoscopica effettuata sul paziente in sedazione profonda, sotto controllo dell’anestesista. Grazie ad un fibroscopio flessibile, che viene introdotto in una narice nasale, è possibile raggiungere il seno mascellare e liberarlo dalla mucosa infiammata; il tutto sotto un diretto controllo video, permesso dalle fibre ottiche di cui è dotato il fibroscopio. 

 

 

Questo permette un maggior comfort per il paziente, in quanto evita la necessità di accessi chirurgici esterni (vedi toilette chirurgica), minimizzando le complicanze post operatorie, aggiungendo i vantaggi della sedazione cosciente, assicurando un costante monitoraggio di tutti i parametri da parte dell’anestesista.

 

 

 

3.PATOLOGIE INFIAMMATORIE DELL’ORECCHIO

 

OTITI

 

Come tutti sappiamo, le otiti sono patologie infiammatorie dell’orecchio, che appaiono generalmente nel contesto di malattie influenzali e sono, perciò, sostenute da virus o batteri. Essendo, però, l’orecchio organizzato anatomicamente strutturalmente in tre livelli principali (orecchio interno, orecchio medio, orecchio esterno) , dobbiamo, innanzitutti, differenziare le otiti in :

1.Otite interna: l’infiammazione coinvolge l’orecchio interno, in cui si trova una struttura, la coclea, che ci informa costantemente del nostro stato di equilibrio fisico e di eventuali variazioni di pressione dell’ambiente che ci circonda (ecco perché le infiammazioni dell’orecchio interno sono spesso accompagnate da vertigini!);

 

 

2.Otite media : è la più comune,  può comparire durante una sindrome influenzale o un raffreddore ricorrente (sono coinvolti soprattutto i bambini!);

3.Otite esterna : riguarda il condotto uditivoe, a volte, può raggiungere anche il timpano (miringite è il nome con cui si intende una infiammazione della membrana timpanica);

  

 

Indipendentemente dalla zona dell’orecchio colpita dall'infezione, tutte le otiti possono presentare un decorso acuto o cronico. Si parla di otite acuta quando l'infiammazione si conclude definitivamente nell'arco di un breve periodo, senza necessariamente aver bisogno di cure; diversamente, l'otite cronicizza quando il paziente, non riuscendo a debellare spontaneamente il patogeno in tempi brevi, richiede farmaci specifici per la guarigione completa.

 

 OTITE ESTERNA E LE SUE CAUSE

L’otite esterna è un processo infiammatorio che colpisce il condotto uditivo. L’infezione può essere localizzata e manifestarsi, per esempio, sotto forma di foruncolo, se invece l’infezione interessa l’intero condotto uditivo si parla di otite esterna diffusa.

Le cause di un’otite esterna possono essere molteplici. Essa infatti può essere di origine batterica o micotica.

L’otite esterna è molto diffusa nei bambini che passano molto tempo a nuotare perché spesso l’eccessiva umidità dell’orecchio può dar luogo a irritazioni che portano alla lacerazione della cute che riveste il condotto facilitando l’attacco batterico o micotico. 

 

 

Ovviamente tali lacerazioni possono essere dovute ad altri motivi come per esempio un’eccessiva secchezza della cute, una pulizia dell’orecchio non effettuata con la necessaria cautela, l’inserimento di corpi estranei ecc. 

 

 

Un’altra causa può essere il pus provocato da un’infezione a carico dell’orecchio medio; il pus che si accumula in quest’ultimo può passare nel condotto uditivo attraverso un foro del timpano provocando l’otite esterna.

 

Otite esterna: sintomi

Il principale sintomo dell’otite esterna è il dolore all’orecchio che può essere anche molto intenso e può acutizzarsi al tatto. 

  

 

 

Talvolta si può avere una sensazione di orecchio “pieno” causato dal gonfiore del condotto uditivo, l’orecchio esterno può essere arrossato e/o gonfio; i linfonodi vicini all’orecchio possono essere gonfi e più sensibili del normale. In qualche occasione possono verificarsi perdite liquide o semiliquide dal condotto; tali perdite possono essere di colore trasparente oppure più opache, simili a perdite purulente. La capacità uditiva può risultare temporaneamente ridotta nel caso che i fluidi o il gonfiore presenti nel condotto non permettano il regolare passaggio delle onde sonore. La febbre è un evento alquanto raro, ma possibile.

 

Otite esterna. Come la trattiamo.

 

 

L’approccio terapeutico varia a seconda della gravità del processo infettivo e del dolore che viene avvertito. Se l’infezione non è particolarmente grave sono sufficienti antibiotici in gocce e, eventualmente, corticosteroidi per ridurre l’eventuale gonfiore presente nel condotto. 

 

 

Generalmente i farmaci antibiotici in gocce devono essere somministrati per un periodo che va dai 7 ai 10 giorni. È consigliabile, prima di iniziare la somministrazione delle gocce, procedere a una pulizia delicata degli eventuali prodotti di rifiuto presenti nell’orecchio.

 

OTITE MEDIA E LE SUE CAUSE

L’otite media è un processo infiammatorio che colpisce l’orecchio medio, separato dall’orecchio esterno da una sottile membrana detta membrana timpanica;

Le otiti medie sono generalmente più gravi e dolorose rispetto a quelle esterne. Colpiscono molto spesso i bambini dal momento che le loro tube di Eustachio sono più corte e orizzontali rispetto a quelle degli adulti e, conseguentemente, sono più suscettibili di ostruzioni e il drenaggio dell’orecchio medio risulta più difficoltoso. 

 

Con gli anni le tube crescono e cambiano la loro angolazione e il soggetto è meno suscettibile di infezione all’orecchio medio.

 

 

Le otiti medie sono solitamente provocate da virus o batteri che, partendo dalla gola o dal naso, penetrano nell’orecchio medio attraverso le tube di Eustachio.

Questo passaggio di virus o batteri è facilitato da uno scorretto funzionamento delle tube, infiammate, per esempio, a causa di un raffreddore, di una sinusite o di una faringite

 

 

Un altro motivo potrebbe essere un ostruzione delle tube causata da un ingrossamento delle adenoidi.

 

OTITI MEDIE. SINTOMI.

Il dolore, spesso acuto, che si avverte nel caso di otite media, è generalmente causato dal pus o da altre secrezioni prodotte dai germi penetrati all’interno dell’orecchio medio; il mancato drenaggio di queste sostanze da parte delle tube colpite da infiammazione fa sì che le secrezioni si accumulino e premano sulla membrana timpanica provocando dolenzia. 

 

 

Talvolta può accadere che, sotto la pressione delle secrezioni, si verifichi la rottura della membrana timpanica. A questo punto il pus fuoriesce e, con l’ausilio di un’adeguata terapia medica, si può controllare il processo infettivo. Spesso però, se non si interviene nel modo corretto, il pus e le secrezioni permangono all’interno dell’orecchio medio e il quadro clinico peggiora dando vita a un’otite sierosa(o secretiva); questo quadro tende a diventare cronico perché le secrezioni che permangono a lungo favoriscono altri episodi di tipo acuto che alla lunga causano una riduzione temporanea o permanente della qualità uditiva; spesso, a questo quadro, si associano acufeni (fischi acustici Improvvisi e spontanei) e frequenti otorree (fuoriuscita di angue dalle orecchie)

 

OTITE MEDIA. COME LA INDIVIDUIAMO

Nel nostro Centro di implantologia dentale, l’otorinlaringoiatra si occuperà della diagnosi di qualsiasi forma di otite. Nel caso della Otite media molto spesso ci si avvale dell’ausilio di uno strumento denominato otoscopio.

L’otoscopio consente di osservare la presenza di liquido dietro la membrana timpanica che sovente appare molto arrossata

 

 

 

Molte volte il medico richiede altri tipi di esame: l’audiogramma per valutare l’eventuale riduzione dell’udito 

 

 

e il timpanogramma, un esame grazie al quale, misurando la pressione dell’aria nell’orecchio medio, si riesce a valutare se le tube di Eustachio funzionano in modo corretto.

 

 

“OTITE FALSA”. DOLORE ALL’ORECCHIO DA DISTURBI TEMPORO MANDIBOLARI.

Il “mal d’orecchio”, soprattutto se occasionale, non è sempre correlato ad una otite. Non sono rari i casi, infatti, in cui il paziente lamenta dolore auricolare, essendo inconsapevole di avere una patologia che invece coinvolge l’articolazione temporo-mandibolare (ATM). 

 

 

Ma come si può spiegare questo fenomeno? Non è difficile, se si pensa alle strette connessioni anatomiche tra ‘orecchio esterno e l’ATM: l’articolazione forma, infatti la parete anteriore del condotto uditivo esterno.

Chiunque ponendo un dito nel condotto ed aprendo e chiudendo la bocca può percepire il movimento del condilo mandibolare.

 

 

Tali stretti rapporti comprendono anche una comune struttura nervosa e pertanto una parte dei nervi che vanno all'articolazione si portano anche dentro l'orecchio.


Le conseguenze sono ovvie: in caso di sofferenza dell'ATM (vedi sezione gnatologia) avremo impulsi nervosi che vanno ad interferire con l'orecchio causando un dolore riferito all’orecchio. Questo quadro patologico-sintomatologico è stato descritto  come “Sindrome di Costen” o Sindrome dolorosa mio-faciale, che può comprendere:

  • Senso di ovattamento auricolare,
  • Fischi acustici;
  • Dolori trafittivi nella regione del condotto uditivo, che si irradiano alle tempie e lungo la mandibola.

L’unica arma a disposizione per affrontare correttamente il problema è quella di effettuare una corretta diagnosi differenziale tra patologie di interesse gnatologico o otorinlaringoiatrico, al fine di poter adottare efficaci piani terapeutici, in riferimento alla causa principale.

Nel nostro Centro di implantologia dentale lo gnatologo, in particolare, si occuperà di studiare lo stato dell’ATM e valuterà l’eventuale necessità di intervenire con bite terapeutico; l’otorino, da parte sua, si preoccuperà, in tal caso, di escludere ogni possibile compartecipazione di patologie propriamente auricolari ed indirizzerà il paziente verso un diverso piano terapeutico preventivo-terapeutico.

 

LE  GHIANDOLE SALIVARI

 

 L’IMPORTANTE RUOLO DELLA SALIVA.

E’ molto comune rendersi conto dell’importanza della saliva all’interno della nostra bocca, solamente quando questa viene a mancare! In tal caso, infatti, non tardano a comparire sintomi evidenti, primi tra i quali la sensazione di “bocca asciutta” (xerostomia) associata o meno bruciore e la difficoltà nella deglutizione dei cibi e continua sensazione di sete. Ben si capisce, infatti, come la saliva rivesta un ruolo molto importante; essa infatti

 

  • mantiene la bocca umida;
  • favorisce la masticazione, la percezione del gusto e la deglutizione;
  • contrasta i germi presenti nel cavo orale e previene la comparsa di alitosi;
  • contiene proteine e minerali che proteggono lo smalto dentale e evitano la formazione di carie e malattie gengivali;
  • contribuisce a conservare saldo il posizionamento di eventuali protesi dentarie;

 

 

Le condizioni che possono portare ad una riduzione della quantità di saliva prodotta ogni giorno dalle nostre ghiandole salivari sono molteplici. Nel nostro Centro di implantologia dentale assicuriamo una accurata diagnosi eziologica (riferita, cioè alla causa principale) della eventuale riduzione del flusso salivare, avvalendoci, in una buona parte dei casi, alla figura medica specialistica dell’otorinlaringoiatra, che si occupa nello specifico della diagnosi e della gestione delle patologie che possono riguardare le ghiandole salivari.

 

PATOLOGIE DELLE GHIANDOLE SALIVARI

Le ghiandole salivari producono un litro circa di saliva ogni giorno. La saliva svolge un ruolo importante nella lubrificazione della bocca, favorisce la deglutizione, contrasta la proliferazione di agenti microbici nel cavo orale e contribuisce alla digestione del cibo. 

 Le tre principali coppie di ghiandole salivari sono:

  • Ghiandole parotidi (localizzate nella parte interna delle guance)
  • Ghiandole sottomandibolari (localizzate nel pavimento della bocca)
  • Ghiandole sottolinguali (localizzate sotto la lingua)

 

 

Esistono anche altre centinaia di ghiandole salivari minori nella bocca e nella gola, che contribuiscono ai processi digestivi promossi dalle ghiandole salivari maggiori. La saliva drena nella bocca attraverso dotti escretori, detti dotti salivari.

In presenza di un problema a carico delle ghiandole salivari o dei suddetti dotti, è possibile l'insorgenza di sintomi quali gonfiore delle ghiandole salivari, secchezza delle fauci, dolore, febbre e drenaggio di gusto sgradevole in bocca. 

Esistono molti problemi differenti in grado di interferire con la funzionalità delle ghiandole salivari ed ostruire i dotti compromettendo il regolare drenaggio salivare. Non è raro, da parte nostra trovarci di fronte a segni clinici presenti nel cavo orale o a sintomi riferiti dal paziente, che sono indice di una alterazione nella funzionalità delle ghiandole salivari. Tra le patologie più frequenti  a carico delle ghiandole salivari troviamo:

 

  • Calcoli salivari o scialoliti (scialolitiasi). Sono la causa più comune di gonfiore a carico delle ghiandole salivari. Si tratta di accumuli di depositi di saliva cristallizzata. Talvolta, i calcoli salivari possono arrivare ad ostruire il flusso salivare. Quando la saliva non è in grado di fuoriuscire attraverso i dotti, reflua nella ghiandola causando dolore e gonfiore. Il dolore in genere è intermittente, viene percepito ad una sola ghiandola e si aggrava in modo progressivo. Se l'ostruzione non viene risolta, la ghiandola rischia di infettarsi.

 

 

Infiammazione delle ghiandole salivari o scialoadenite. L'infezione batterica delle ghiandole salivari, più comunemente delle ghiandole parotidi, può insorgere in presenza di ostruzione a carico dei dotti presenti nella bocca. La scialoadenite crea una protuberanza dolorosa nella ghiandola e un drenaggio purulento di sapore sgradevole nella bocca. La scialoadenite è più comune negli adulti più anziani che presentano calcoli salivari, ma può insorgere anche nei neonati durante le prime settimane dopo la nascita. Se non trattate, le infezioni delle ghiandole salivari possono causare forte dolore, febbre alta e ascesso.

 

 

  • Le infezioni virali (come parotite, influenza e altre) possono causare gonfiore a carico delle ghiandole salivari. Il gonfiore interessa le ghiandole parotidi ad entrambi i lati del viso, conferendo al paziente un aspetto del viso particolare. Il gonfiore delle ghiandole salivari è comunemente associato alla parotite e si verifica in circa il 30%-40% delle infezioni da parotite. In genere, ha inizio 48 ore circa dopo l'insorgere di altri sintomi, quali febbre e mal di testa. Altre malattie virali che causano gonfiore a carico delle ghiandole salivari includono il virus di Epstein-Barr (EBV), citomegalovirus (CMV), Coxsackie virus e il virus dell'immunodeficienza umana (HIV).

 

 

  • Le infezioni batteriche in genere causano un gonfiore unilaterale. Altri sintomi, come febbre e dolore, accompagneranno tale gonfiore. In genere, i batteri responsabili sono quelli normalmente presenti nella bocca, così come i batteri stafilococco.

 

 

Queste infezioni colpiscono con maggiore frequenza la ghiandola parotide. Disidratazione e malnutrizione aumentano il rischio di contrarre una infezione batterica.

 

Cisti 

Lo sviluppo di cisti nelle ghiandole salivari può verificarsi nel caso in cui lesioni, infezioni, tumori o calcoli salivari ostruiscano il flusso salivare. Alcuni bambini nascono con cisti nella ghiandola parotide a causa di un problema nello sviluppo delle orecchie. Può apparire come una vescicola o un'area morbida rialzata.

Le cisti possono interferire con normali attività, come mangiare e parlare.

 

Tumori

Diverse tipologie di tumori possono colpire le ghiandole salivari. Possono essere maligni o benigni. I due tumori più comuni sono adenoma pleomorfo e tumore di Warthin.

L'adenoma pleomorfo colpisce più comunemente le ghiandole parotidi, ma può interessare anche la ghiandola sottomandibolare e le ghiandole salivari minori. Il tumore di solito è indolore e si sviluppa lentamente. L'adenoma pleomorfo è di natura benigna ed è più comune nelle donne che negli uomini.

Anche il tumore di Warthin è benigno e colpisce la ghiandola parotide. Può svilupparsi su ambedue i lati del viso e colpisce più gli uomini che le donne. Sebbene la maggior parte dei tumori delle ghiandole salivari sia benigna, alcuni di essi possono essere tuttavia maligni.

 

Le neoplasie maligne includono carcinoma mucoepidermoide, carcinoma adenoide cistico, adenocarcinoma, adenocarcinoma polimorfo a basso grado e tumore misto maligno.

 

 

  • Sindrome di Sjögren. Si tratta di una malattia cronica autoimmune in cui le cellule del sistema immunitario attaccano le ghiandole salivari e altre ghiandole esocrine, causando l'insorgenza di secchezza delle fauci e secchezza oculare. Circa la metà dei soggetti affetti da questa sindrome presenta anche un ingrossamento delle ghiandole salivari su ambedue i lati della bocca, in genere indolore.

 

  

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